cultural journalism

una selezione di articoli

Lettere dalla città che scompare, il manifesto

Bastano pochi minuti a piedi dal caos di Liverpool street per disfarsi dell’odore delle gözleme ripiene di formaggio e spinaci, liberarsi dalla patina d’unto che gli haddock impanati di Spitalfields lasciano sulle superfici di tablet e smartphone. Nell’East End londinese l’impermanenza è un valore assoluto. Si fa presto a dimenticare i giri armonici delle chitarre sui marciapiedi di Brick Lane – i graffiti di Shoreditch potrebbero evaporare da un momento all’altro, gli chador che svolazzano tra i banchi di pak choi e daikon a Whitechapel forse non sono mai esistiti. Leggi tutto

Una giungla di magnetismi, il manifesto

C’è qualcosa di magnetico in questo incanto, in questa eccitazione meravigliata, che riguarda il nostro essere animali, una dimensione che di solito tendiamo a dimenticare, a tradurre in una distanza. Che si tratti di giardini zoologici, laboratori sperimentali, o allevamenti intensivi è sempre da questa distanza che derivano gli stati di cattività, qualcosa da cui ci illudiamo di tenerci alla larga ma che invece ci riguarda profondamente.  Leggi tutto

Dove finisce la notte, il manifesto

«Solo ora mi rendo conto che la notte è appena cominciata e lentamente sento il coraggio che mi abbandona. Forse il sole non sorgerà mai più. Forse il buio ha conquistato tutto il mondo». A scrivere è Christiane Ritter, artista e illustratrice austriaca che nel 1934 si trasferì a Gråhuken, estremità settentrionale delle isole Svalbard, nel mar Glaciale Artico, raggiungendo il marito, Hermann, che si trovava lì con un compagno per una spedizione scientifica. Leggi tutto

I soldi, i corpi e la scrittura (nella Parigi di Virginie Despentes), Il Tascabile

Despentes racconta spesso quello che ha provato camminando per Parigi travestita da femmina dopo un’adolescenza passata a Lione a radersi i capelli e indossare maglie extralarge. Sapere di poter avere per una volta il mondo ai tuoi piedi dev’essere per forza un’esperienza entusiasmante di fronte a un reticolo di strade costruite da ingegneri in cravatta, dove alle ragazze è concesso tuttalpiù di fare shopping disperdendo guadagni minimi nei ritagli di tempo. Leggi tutto

La stagione dei disastri, il manifesto

Era il 1969 quando i televisori trasmisero in diretta le immagini di Neil Armstrong camminare sulla luna, il biologo Robert Geoffrey Edwards annunciò che la fecondazione umana poteva avvenire in vitro, un messaggio venne inviato per la prima volta attraverso la rete che avrebbe anticipato Internet. Leggi tutto

Umani non si nasce si diventa, il manifesto

Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti gli zebrafish, con cui condividiamo il 70% del patrimonio genetico. Si potrebbe obiettare che tanto basta a spiegare la situazione geopolitica internazionale, eppure scomodare un’ironia così marcatamente specista non basterebbe comunque a tenere insieme in una stanza un acquario fluorescente, un inventario di catastrofi ambientali, un blister di pastiglie chiamate «dignità» da non prendere più di quattro volte al giorno, un salvadanaio che implora di aiutare le persone «normali». Leggi tutto

Il ronzìo protettivo del frigo, il manifesto

Le cucine di Kitchen hanno dimenticato l’oppressione, scintillano anche quando i fornelli sono sporchi di grasso e i coltelli arrugginiti. Sono l’anticamera dell’indipendenza, lontane anni luce dalla cucina dove April, in Revolutionary road, prepara una impeccabile colazione per Frank, suo marito, un attimo prima di procurarsi un aborto. Da quella in cui Laura Brown, in Le ore di Michael Cunningham, prova a fare una torta per il compleanno di Dan e non ci riesce…Leggi tutto

Scorticate e fatte a pezzi, Not (Nero Edition)

Pensiamo a una donna, cerchiamo di ricostruirne la storia clinica. Vedremo un susseguirsi di schermate. Scie bianche su sfondi neri, cd rom. Radiografie da cui emergono ossa gessose e denti consumati dal tempo. Fibroadenomi di pochi millimetri incastonati nel tessuto della mammella. Costellazioni fluorescenti di arterie e neuroni, scintigrafie. Leggi tutto

La luccicanza dei posti, anche quando inesistenti, il manifesto

Per raggiungere Oz bisogna attraversare il deserto, e sono le strade di polvere le uniche che sapranno condurci alle rovine di Teufelsberg, al confine con la vecchia Berlino Est. Solo chi ha avuto il coraggio di inoltrarsi nelle crepe che sentieri come questi lasciano tra noi e il mondo conosce la forza con cui la voragine che da essi si spalanca ci richiama. Leggi tutto

Mappe affettive e carnali che guardano il mondo, il manifesto

Negli anni della condivisione automatizzata del dolore, dell’invidia moltiplicata a colpi di approvazione e gare d’odio, mentre il mercato rifila sempre più edulcorate ricette per la felicità e l’intelligenza emotiva diventa la nuova frontiera del successo, più si fanno insistenti i ‘cosa senti’ e i ‘cosa provi’, più si ha l’impressione di inoltrarsi in un continente sconosciuto, addirittura sommersoLeggi tutto

Jenny Holzer e le sue parole fiammeggianti, il manifesto

Distruggi la sovrabbondanza, riduci la carne alla fame, tagliati i capelli, esponi le ossa, dimentica i morti. Al quarto piano del Blavatnik Building la coscienza è un imperativo categorico moltiplicato per dieci lungo una parete alta otto metri dove si susseguono senza interruzioni le litografie su carta colorata che portano stampate in cima le frasi scelte da Jenny Holzer per i suoi Inflammatory essays. Leggi tutto

Rileggere Donna Haraway ai tempi di Stranger Things, La Balena Bianca

Che il confine tra fantascienza e realtà sociale è un’illusione ottica è una delle frasi di Donna Haraway capaci di fare ritorno più spesso alla mente di chi ne ha letto i lavori, forse perché nella sua apparente stranezza svela qualcosa che in questo momento si trova, se non proprio davanti agli occhi di tutti, sotto la pelle di molti. Leggi tutto

L’amore erotico di Freya Mathews, Il nostro corpo il corpo del mondo, Iaph Italia

Ho scoperto il lavoro di Freya Mathews, teorica e docente di filosofia ambientale a Melbourne, grazie a Etain Addey, scrittrice e contadina bioregionalista che ho incontrato anni fa a Pratale, quando la traduzione in italiano del libro ‘Reinhabiting reality’ era ancora in corso. Leggi tutto

Viaggio nel futuro prossimo sulla statale 45, il manifesto

Siamo nel 2026, futuro tutto sommato prossimo, vicino anche perché ambientato in un’Italia familiare a molti, ma non per questo meno cinematografica del paesaggio oltre oceanico o extraterrestre a cui ci hanno abituato la fantascienza e la televisione on demand. La statale 45 che collega Piacenza a Genova – campi impolverati, fabbricati industriali dismessi, alberi di cui nessuno conosce mai il nome – diventa anzi lo scenario perfetto. Leggi tutto

Palermo, gli anni Settanta e una ragazza con il registratore, il manifesto

È un itinerario attraverso i luoghi – crepe e ciuffi d’erba, campagne e caseggiati seccati dal sole – quello in cui l’autrice s’inoltra, un percorso a ritroso in una parte significativa della storia italiana, della questione meridionale. La riforma agraria seguita agli anni delle grandi guerre. Leggi tutto

A Londra Shakespeare in dieci atti, Acqua&Sapone

Una mostra che ha il volto di Vivien Leigh vestita da Titania in una rappresentazione di Sogno di una notte di mezza estate nel 1937 e che raccoglie materiali relativi alle performance che hanno reso Shakespeare quell’icona che ancora rappresenta per la cultura contemporanea. Leggi sul web · Leggi su carta

Annie Londonderry e il giro del mondo in bicicletta, inGenere

Annie Kopchovsky aveva ventitré anni quando decise di lasciare nell’armadio le gonne e i corsetti e allontanarsi dalla sua casa di Boston, da suo marito e dai tre figli piccoli, per tentare un’impresa del tutto impensabile al tempo per una ragazza: fare il giro del mondo in bicicletta. Leggi tutto

Case a lavoro. Storie di homeworkers, inGenere

Telelavoro non è la parola adatta. Chi lavora da casa oggi è il più delle volte un indipendente, senza un contratto subordinato, senza una sede centrale di riferimento. Il termine telelavoro nasce piuttosto per definire attività dipendenti che si svolgono a distanza, delocalizzate in periferia rispetto a un centro che rimane l’azienda, l’ufficio. Leggi tutto

Io lavoro da casa, Altreconomia

L’homeworking è, nei paesi di lingua anglosassone, il lavoro indipendente che si svolge da casa. In Italia, invece, non esiste ancora un’espressione associata a quello che è diventato “stile di vita” per un numero di persone consistente, e il concetto normativo di telelavoro -introdotto a livello europeo, e recepito nel 2004 – non è più adeguato. Leggi tutto

SAGGI (una selezione)

Between goddesses and cyborgs, Breathing with Luce Irigaray, Bloomsbury

Nella fase più recente del suo lavoro, Luce Irigaray parla della contemporaneità come “età del respiro”, la terza fase della Storia. Questo terzo tempo, che è il tempo dello Spirito e del superamento della genealogia come principio fondante della comunità, non ignora il rapporto con la ‘natura’. Leggi tutto

Diffrazioni. Donna Haraway e il progetto di una tecnoscienza situata, DWF

Il cyborg, in questo senso, è una figura della contemporaneità che non teme la parentela tra macchinico e animale, l’immagine calzante per un approccio scientifico femminista ma non tecnofobico. Solo all’interno del complesso scenario tecnologico, dice infatti Haraway, sarà possibile trovare una via d’uscita dai dualismi. 

Se il lavoro diventa una ‘faccenda’ domestica, Snodi, Toletta Edizioni (con Sandra Burchi)

Il monitor del personal computer, il più delle volte portatile, connesso alla rete internet in modalità wireless, senza fili, mi sembra incarni bene questa ‘sottile membrana’ fra il dentro e il fuori, tra l’estremo isolamento e la condivisione diffusa, questo essere “insieme ma soli”, come scrive Sherry Turkle nel suo ultimo lavoro. Leggi tutto

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