cosa dicono i lettori

Un’eccellente capacità di scrivere, di dare emozione a chi legge[…] Ma la forza dei racconti è nell’esprimere quel disagio di vivere che spesso preferiamo ignorare, la corrente di dolore che attraversa esistenze comuni, le svolte improvvise che si prendono per caso o necessità.
Anonimo, Gruppo Spectre

La lettura, una volta iniziata, mi ha coinvolto in maniera completa. Claudia Bruno ha la grande capacità di descrivere i suoi personaggi come se fossero donne e uomini (e bambini) in carne e ossa, che con lei convivono e interagiscono, e così accade che anche al lettore sembra di conoscerli, e di diventare, a mano a mano che l’autrice ce li presenta, ognuno di loro. E la stessa capacità, la Bruno, la possiede nel descrivere l’atmosfera di disgregazione in cui i personaggi si muovono. Il cemento, che anno dopo anno soffoca la cittadina di Piana Tirrenica, soffoca anche i sogni e il futuro degli abitanti. […] La scrittura, poi, per quanto riguarda stile e lessico, è affascinante, come lo è, affascinante, quell’andare e tornare nel tempo e nello spazio e la struttura dei capitoli.
Anonimo, Gruppo Spectre

Conosco l’autrice, eppure leggendo mi sono scordata di lei che mi ha saputo condurre in un mondo sconosciuto. Non so come sia successo, ma mi sono trovata a pensare con la finezza di Greta e a muovermi con la grazia rarefatta di Michela. Ho attraversato gli intrecci disegnati dai rapporti come avessi quei corpi, quell’età così differente dalla mia oggi e così differente da come sono stata. Ho amato il racconto all’incontrario che introduce ogni capitolo, che scandisce la nostalgia per la terra perduta, che trattiene il ricordo della nonna lasciata e mai perduta.  Le protagoniste, tutte le altre e pochi altri, mi hanno mostrato cosa vuol dire vivere, in questo tempo, in una città di provincia uguale a tante altre, o anche alla periferia di una grande città; spazi caratterizzati da architetture “moderne”, brutte già sulla carta. Ci si può ammalare di bruttezza, soprattutto quando si somma alla fatica di progettare una vita, quando tutto si frantuma nella faticosa ricerca di lavori sempre precari. Ma chi tende alla bellezza, come Greta e Michela, alla fine la trova: in una ninna nanna, una foto, un bigliettino, una notte in riva al mare, un sentiero selvaggio, perfino un funerale. E la fa vedere anche a me.
Pina, Facebook

Questo libro, divorato in due ore e mezza di continua lettura, rappresenta sapientemente il dramma dei nostri tempi[…]mi ha ricordato la necessità di quello che è stato il mio sogno socio-politico[…]questa meravigliosa storia, così com’è intrecciata, è in sintesi e in una sola parola: amore.
Enzo, Lettera a mano, Poste Italiane

C’est l’histoire d’une ville qui n’existe pas,bune ville comme celles que l’on peut trouver partout dans le monde. C’est aussi l’histoire de Greta et de sa meilleure amie, l’histoire d’une enfance perdue et d’une maturité arrivée trop tôt. Grandir ce n’est pas facile mais les nuages souvent nous indiquent le chemin. Il faut avoir du courage pour ne pas se perdre, du courage pour rester lucides, avec les yeux grands ouverts. Garder la capacité à l’étonnement, se souvenir de l’odeur de la mer.
Ilaria, Facebook

Sto leggendo il libro di Claudia Bruno “Fuori non c’è nessuno”. Lo leggo prima di dormire, ma c’è un problema: non mi lascia dormire. Ma c’è soprattutto un altro problema: sta finendo.
Eleonora, Facebook

Amo i racconti e avevo amato i racconti di Claudia sparsi in rete. “Fuori non c’è nessuno” è un romanzo di racconti, una “ninna nanna di periferia”, come recita il sottotitolo, ma per me è stato anzitutto una scoperta. La scoperta che posti brutti e inospitali come spesso le province sanno essere possono diventare posti letterariamente meravigliosi e indimenticabili, come Piana Tirrenica, dove indimenticabili e potenti sono anche le vicende dei suoi abitanti, nitidi e allo stesso tempo mescolati al paesaggio, come i protagonisti di un dipinto realizzato con una qualità a dir poco eccezionale. Perché se c’è una cosa che nel romanzo di Claudia Bruno non può lasciare indifferenti è senz’altro la qualità elevatissima della scrittura, che riesce nell’incanto di stimolare tutti i sensi di chi legge. Le pagine sembrano profumare, sotto le dita si ha la sensazione di avere i granelli di sabbia, in faccia il vento, sulla fronte il sudore. Leggendo ti viene fame, provi nostalgia, tenerezza, frustrazione, eccitazione e non riesci a smettere di andare avanti, agguantato da questa prosa poetica e ipnotica che ha la magia dei boschi e la forza del cemento. Insomma, non so se un mio consiglio di lettura possa valere qualcosa, ma so che “Fuori non c’è nessuno” di Claudia Bruno è un libro che merita di essere letto, perché grazie a esso anche i posti brutti vi sembreranno un po’ meno brutti.”
Andrea, Facebook

Un romanzo che scorre velocissimo, che devi rileggere per non lasciare che ti trascini nel nulla, scritto quindi perfettamente per farti mimeticamente piombare nel disperato vuoto che ci circonda. Fuori non c’è nessuno. E neanche dentro si sta troppo bene.
Loredana, loredanadevitis.it

Il libro di Claudia Bruno ci ha appassionato, ci siamo ritrovate nei suoi personaggi e nelle strade della sua e nostra Piana Tirrenica…abbiamo consigliato con passione il suo libro a tutti i nostri clienti perché quando trovi qualcosa di valore devi per forza condividerlo!
Libraie Odradek Pomezia, Facebook

Gli occhi scorrono sulle pagine seguendo una danza fra spazi e tempi, una scrittura che è respiro, carne, “polpa senza buccia”, fatta di pennellate che compongono ritratti vivi, che tracciano sentieri nelle crepe del cemento, che ricongiungono luoghi e non-luoghi sui fili dei ricordi… Una scrittura che ti risuona dentro come la melodia di una filastrocca lontana.
Sara, Facebook

Alla seconda frase ero già dentro la storia, e ancora ci rimango. In questi giorni tornerò a rileggere qua e là; le reminiscenze dell’infanzia, che trovo deliziose, i bigliettini di Michela e dove mi si riaprirà il libro. Mi ci sono ritrovata molto nel tuo modo di osservare il paesaggio e di notare immediatamente le sue storture e come queste ci influenzano, disarmonizzandoci.[…] Un balsamo le pagine sulla casa di Isabella; quei marmi e graniti, nicchie nei muri, vasi di basilico e bottiglie di pomodoro, legno e ferro battuto: un sogno, che in alcuni luoghi è ancora realtà. GRAZIE!
A., e-mail

Ho finito il tuo libro e mi è piaciuto assai. Non mi aspettavo nulla di meno ovviamente, ma ho trovato la struttura (alla Munro) molto calzante. Mi sono innamorata del breve capitolo a Londra, ma soprattutto l’ho trovato permeato di una italianità bellissima – identica alla stessa atmosfera di provincia da cui sono scappata anche io – che a volte nemmeno gli italiani stessi vogliono vedere. […] In breve, mi hai fatto venire voglia di leggere ancora di più, che è la cosa che tutti i libri dovrebbero fare secondo me.
C., e-mail

Sono partita piena di aspettative e arrivata all’ultima riga nessuna di queste, ovviamente, è stata tradita. Ho amato ogni singola pagina, adorato la nostalgia delle micro storie a dividere i capitoli. Ho annusato i fiori descritti, assaggiato i sapori, gioito, amato e fatto l’amore con i protagonisti. Mi sono lasciata cullare da questa ninna nanna non adatta ad addormentare ma a far vivere l’estrema familiarità del luogo vissuto e dei paesaggi percorsi. Ho lodato la tenerezza della malinconia dei ricordi andati, rivissuto le giornate spensierate con mia nonna da bambina. Beh, a questo punto non posso che augurarmi che la meravigliosa creatura che ha dato vita a questa multiformità di rapporti tessuti, si dia da fare per un secondo romanzo. Grazie Claudia Bruno per queste pagine, e grazie per l’infanzia che mi hai fatto rivivere. Ti auguro un grande successo e poi…aspetto una dedica su questa prima edizione che tra qualche anno varrà una fortuna!
Martina, Facebook

Credo che sia un romanzo meravigliosamente italiano, perché tutti abbiamo negli occhi – anche solo per esserci passati in macchina – un paesaggio simile, di una campagna generosa devastata da decenni di incuria suburbana, di cui ancora però non si riescono a cancellare le tracce, che si ritrovano negli interstizi del marciapiede, negli spazi dimenticati o abbandonati in cui la natura reclama il suo spazio: oserei persino dire che per moltissimi di noi l’Italia non è il Bel Paese delle colline toscane, ma proprio questa terra quasi bella, un tempo bella, bella nonostante tutto in cui ci ritroviamo nostro malgrado a vivere. […] Ho sentito molto vicina a me la Michela londinese – quel lavorare e vivere di giorno e di notte, quel cadere in un sonno profondo praticamente ovunque, quella eccitazione entusiasta è stata anche la mia per un anno e mezzo, così come quel mettere insieme quel poco di vita costruita, buttarlo in delle scatole e tornare a casa da un giorno all’altro, senza quasi preavviso. E i loro incontri, i loro amori spezzati, indecisi, mai del tutto realizzati, sono propri di questi anni in cui tutto è permesso, ma non per questo si è più felici. Siamo noi, evidentemente, e lo cogli con precisione e leggerezza, non c’è niente da dire. […] Il sud e la nostalgia profonda di averlo lasciato indietro nei ricordi di bambina e di non poterlo più davvero ritrovare da nessuna parte. Mi ha commosso terribilmente, ed è stato ciò che mi ha poi portata a volerti scrivere in modo esteso. […] hai evidentemente un orecchio acutissimo per il fraseggio e per il suono delle parole, e una capacità di guardare in modo molto lucido ai luoghi e di metterli in parole, tanto che le descrizioni praticamente stanno in piedi anche da sole. Ciò che però […] a un certo punto mi ha fatta, direi, arrabbiare (nel senso che non capivo perché dovessi sprecare così tante buone occasioni di fare qualcosa di davvero grande) è l’indecisione per quanto riguarda i personaggi e le loro storie. […] hai la potenzialità di emozionare terribilmente con le tue parole, di rimanere nella testa a lungo, negli anni (e lo si capisce dal fatto che quando usi qualcosa di veramente tuo, mettendoci le tue emozioni e sensazioni vere, non mediate dall’estetizzazione, brillano di una luce propria e sono davvero commoventi […]) invece scegli di sfiorare appena le vite dei tuoi personaggi, senza toccarle davvero e portarle a compimento, rimanendo alla superficie. Potresti fare molto più di così, credo.
D., e-mail

Leggere questo libro per me ha rappresentato un viaggio. È una storia di donne, ma anche di uomini. È una storia di un luogo, ma anche di tanti luoghi. È una storia di famiglie, di amori. È una storia di storie. Leggendo “Fuori non c’è nessuno”, ho viaggiato, non solo attraverso luoghi, ma sopratutto attraverso stati d’animo, sensazioni, profumi, memorie. La bellezza di questo racconto è che non si anticipa nessuna sensazione, la scrittura è viva, ti travolge. Intenso e cosi tangibile, questo libro ha la capacità di sviscerare la geografia di un luogo e collegarlo con tante storie e con molti luoghi. Consigliatissimo per chi nella lettura di un libro vuole avere la sensazione di lasciarsi cadere e trasportare in balia di tutto.
Marialisa, Goodreads

Mi piacciono questi ricordi lontani da bambina al sud con la nonna, così forti e nitidi che si intrecciano con il dibattersi confuso di adolescenti e adulti fra forti sentimenti e la periferia. Mi fanno pensare alla poesia di Snyder: Wreck’d earth needs more love not less.
E., e-mail

Mi ha spinto tanto a voler leggere il tuo romanzo l’aspetto che trovo anche nella mia esperienza personale, ovvero della desolazione e del contrasto che c’è tra ciò che è produttivo e ciò che invece è “tempo morto”, di riflessione. Un aspetto che ho trovato nel libro e ho adorato, come se il personaggio di Greta fosse in connessione empatica all’ambiente, che a volte la abbraccia, altre la respinge. Hai creato nelle tue pagine un bellissimo contrasto tra il caos e la pace. Bella anche la prosa, per nulla stucchevole e ho preferito soprattutto le parti in cui sei stata lapidaria, con frasi semplici e chiare, come dei fulmini, che facevano il contorno della storia. […] Il contrasto bellissimo dell’ambiente, spesso mi lasciava indietro rispetto al personaggio. Seppur non ampollose o alla continua ricerca di un’estasi descrittiva (cose che personalmente odio trovare in un libro) a volte la descrizioni suonavano troppo sbilanciate rispetto allo stato d’animo del personaggio[…]. Forse perché non troppo amante delle storie che si dipanano in tempi diversi e incrociati, la struttura in capitoli mi ha destato, non dico confusione, ma forse un po’ di spiazzamento. […] volevo congratularmi con te perché l’ho trovata un’opera prima ricca di elementi di modernità interessanti. Si vede e si sente che è un lavoro che hai realmente sentito e spero tu voglia proseguire come scrittrice.
S., e-mail

La protagonista del libro è Greta, ragazza originaria della Puglia e trasferitasi con tutta la sua famiglia nella fittizia città di Piana Tirrenica. Ma forse la vera protagonista del libro è proprio Piana, con tutte le sue contraddizioni. La storia della protagonista, e degli altri personaggi principali (tutti femminili), sarebbe stata sicuramente diversa se non si fosse svolta in questa cittadina industriale decaduta, nata all’ombra del progresso e ora vista con contorni incerti e sfocati dagli occhi dei suoi abitanti. “Ogni mattina si era riempita gli occhi d’incompiuto, e alla fine tutta la sua persona si era arresa a quel paesaggio.” pensa in un passaggio del libro, Greta.
Ed è l’incompiuto nel paesaggio e nella vita dei protagonisti, un altro tema portante. È il sentire d’avere le radici altrove e il sentirsi fuori posto in un (non) luogo come Piana. Solo i vari personaggi, gli abitanti, possono riscrivere la storia di questa città e darle una nuova identità, attraverso le loro storie. Libro molto bello. Consigliato.
Maruzza, Goodreads

Mi ha notevolmente colpito la scrittura[…] forse – parlando da editor – avrei lavorato sull’asciugatura di alcune parti, con un lavoro a togliere […] ci sono parti che sono una bomba e pagine molto potenti. Sicuro, il romanzo dimostra che c’è la scrittrice, ed è una scrittrice che siamo curiosi di leggere alla prossima opera.
G., e-mail

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