41P

Il 41P passa dall’altro lato della strada alle otto e quaranta. Si ferma alla rotonda, imbocca la discesa e raggiunge il quartiere popolare. Fa il giro e poi risale in piazza, ma senza eccessiva fretta. Si ferma sotto la fontana e apre le portiere. Dice buongiorno alle donne che stavano aspettando a terra. Bianche in testa e con i fiori in mano, sembrano spose passate di moda. Una mattina sì e una no salgono a bordo. Questa mattina sì. Il 41P chiude le portiere e ingrana la marcia. Riparte e corre lungo la via dell’istituto tecnico, alla rotonda si ferma e gira. Continua dritto e lascia il centro. È un’ora di strana quiete. Tutti hanno appena iniziato, nessuno si permette ancora di interrompere l’attività. Lungo le strade regna un particolare silenzio. Il 41P avanza per la discesa con un certo orgoglio di poter esistere subito dopo la grande frenesia mattutina. Si percepisce da come frena, da come si accosta ai marciapiedi, da come saluta. Il 41P è un autobus educato. Gira a destra e si ferma davanti a un parco silenzioso. È il campo santo. Le signore scendono in fila con i fiori sgualciti e i capelli spettinati. Sono contente, sorridono. Appeso alla pensilina c’è ancora il cartello scritto a mano, incollato con lo scotch: CERCO COMPAGNA DI VITA O ANCHE AMICA. HO 78 ANNI. SONO VEDOVO. FRANCO. Il 41P chiude nuovamente le portiere, saluta Franco e riparte. Corre lungo la strada assolata e contempla le campagne dell’agro. Attende il verde al semaforo, gira a destra e accoglie la signora del bivio. Taglia a metà le stradine del quartiere agricolo, traballa sulle buche, esprime il suo dissenso cigolando. Poi costeggia la solfatara, passa sotto il ponte, imbocca la salita boscosa e si ferma davanti alla stazione. Stavolta scendo anch’io. Il treno diretto a Roma Termini arriverà con dieci minuti di ritardo. Aspetto in silenzio sulla banchina del binario due, respiro. Mi chiedo se Franco resterà da solo anche oggi.

da: Italians, Rizzoli 2008

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