in-versi

FILASTROCCHE PER UN INSETTO

Sul ciglio di un balcone
si dondola veloce
la vita appesa al filo
della sua muta voce.
(Il folle, 2008)

Occhi di sale, ali di rame
spicchi di luna sulle verdi trame
acida pioggia ti sfiora appena
cerchi la fine di questa catena.
Sporca città, nero rottame
inceneriti morsi di fame
nelle tue notti senza cena
al firmamento rivolgi la schiena.
(Il randagio, 2008)

Filastrocca silenziosa
che mi culli verso il mare
dove sogno di scucire
il mio abito da sposa…
…seguo il filo senza pace
non dimentico la voce
tra i miei passi ingoio lame
ragnatele di catrame.
(La dama, 2008)

———————————————————————-

VERSI SPARSI

I tuoi occhi sono spicchi di luna,
la tua bocca una fragola acerba,
le tue mani pioggia sulla schiena,
i capelli morbidi e dorati
come l’alba che non ho mai visto.
(2008)

I pazzi fanno salti dentro
buchi neri di cemento
distruggono la nebbia al centro
si tolgono la vita
per sfida
in un momento.
(2006)

Mostruosa.
Grottesca prigioniera
prostrata all’equilibrio
continua ciecamente.
Il ciglio di un balcone
il baratro di un sogno
la pioggia sulle ali
la beffa del suo peso.
(2005)

Amare e morire.
Un sussulto alla volta
nel climax dell’amplesso.
Guardare dentro, cadere
non vedere più nulla.
(2005)

Sorpresa a sbattere le ali
contro le pareti del normale,
vorrebbe urlare lei stessa,
grattarle con le unghie
vedere il sangue uscire dalle dita
fragili, nervose.
(2005)

Se è vero che il tempo dell’anima
è così lento rispetto a quello fisico,
perché piegato a leggi diverse
o forse non piegato a niente,
allora l’opera d’arte
è l’istantanea di quell’anima
il tanto atteso autoritratto dell’ineffabile,
ora sacramente ricevuto tra le dita.
(2005)

La morte non sta solo nel sangue.
Sta nella fame,
nel vuoto,
nello sgomento di avere troppo.
La paure di cadere,
l’apice del piacere.
(2005)

Guardo lo specchio, così vicino
il vetro nero del finestrino.
Oltre il riflesso salta qualcosa,
il treno parte
è un bambino.
(2005)

Come una preghiera.
Mi baci un occhio
poi l’altro,
le labbra
la sera.
(2005)

E non sapere chi pregare.
Parlare soli al muro, nel buio
lasciarsi solo cullare.
Le dita sulla pelle
il brivido ribelle
piacere che non muore,
svanisce sulle labbra
in braccio al dio che trova.
(2005)

Lascia un commento