buongiorno vigilia

Dopo tre giorni di sole pieno stamattina la luce è discreta e filtra lieve attraverso gli spazi vuoti delle inferriate lasciando tutto intorno un senso come di sospensione. Sospensione e silenzio. E in silenzio con la coperta sulle spalle, entro in quello che gli altri giorni della settimana è il mio ‘ufficio domestico’ e lo guardo con altri occhi. Come fosse uno spazio diverso, quasi non volessi disturbare.

Ad uno ad uno scorro i titoli dei libri che da qualche mese ho sistemato nella nuova libreria, ancora incompleta. Con il naso vicino alle costole di ogni volume – per la miopia – mi perdo lentamente nel leggere le parole che racchiudono una storia, un pensiero, una vita. Ne tiro fuori uno, leggo una pagina. Riprendo un’orecchia: ah sì, questa frase, proprio sì. Lo rimetto a posto, piano. Ne prendo un altro, lo guardo. Questo chissà quando lo leggerò. Lo sfoglio. Questo è imperdibile, devo leggerlo presto. Lo lascio fuori posto e continuo a pellegrinare.

In un attimo la stanza si riempie di voci, perché io le voci le sento proprio. Donne d’altri tempi, del mio tempo, del mio mondo, d’altri mondi, mi parlano. Cercano di dirmi come e perché.

Senza fede, vivere può trasformarsi in una tortuosa e impercorribile traversata.

Mi chiedo se ce la farò mai ad ascoltarle tutte. A ricordare quelle già ascoltate al momento giusto, ad affidarmi a loro, a fidarmi di loro. Poi guardo gli spazi vuoti, quelli che sono pronti ad accogliere altre voci, in quanto tempo chissà. Sorrido. Inutile che mi ribello, che volto le pagine e salto i capitoli di questo viaggio. Io non ce la faccio proprio senza di loro. In un modo o nell’altro parlano di me, stanno parlando con me, mi sussurrano dove andare, con quale passo. Questi libri tutti insieme, quelli letti e quelli no, quelli presenti e quelli assenti… li guardo da lontano sfocati, una macchia informe. Cavolo, sono proprio io? In questa casa non ho ancora uno specchio ma questo è meglio.

Natale. La parola mi suggerisce che nasce qualcosa, che rinasce? Come direbbe la cara Haraway più che di rinascita abbiamo bisogno di rigenerazione. Indietro non si torna mai identici, fare i conti con la mutazione è l’unica via per il ritorno. E allora oggi faccio come una ferita che rigenera. Parto da qui, dalle ultime soglie dolorosamente aperte, dalle vecchie cicatrici che mi raccontano.

Non sono sola. Chiudo gli occhi e sento. Sento altre migliaia, milioni, miliardi di persone che per un attimo, anche solo per un attimo e a modo loro, in ogni angolo di mondo si stanno fermando, per fare i conti con la percezione di questa mutazione. È così difficile da sostenere, ma il respiro che ci unisce è forte.

Mi espando oltre i miei confini in questo attimo di intimità condivisa.

Dopo guardo fuori, torno nei miei panni. È strano, in questo cantiere incompleto, come la mia libreria, c’è un solo albero, una grande sughera che ha resistito al cemento. Di tanti posti in cui poteva capitare, la finestra di questa stanza è proprio di fronte a lei.

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Una risposta a buongiorno vigilia

  1. Buona Pasqua da Vongole & Merluzzi ;)

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