gennaio 26, 2010

dicono di me (ovvero, la lettera di referenze)

che ho i piedi per terra e la testa tra le nuvole. che ci si può fidare, che so ascoltare, che sono appassionata, “tu che sei diversa”. che faccio bene, “ma non sai fare niente?”. che ho ragione e “sei una tosta”. che sono cinica, polemica, acida, simpatica ma “in gamba”. “compri i libri e non li leggi”, “ti stimo”, e “se non ci fossi bisognerebbe inventarti”. che ho delle idee, “tu non sei normale”, “sei intelligente”, “tu hai qualcosa..”. che so quel che dico, che non so quel che dico. che sono pignola, maldestra, toccatella, eternamente bianconiglia. “tu sei, fondamentalmente, una scrittrice..”. che sono un po’ particolare, naif, genuina, pagliaccia, maliziosa, distratta e “non ti sfugge niente”. “quanto sei lenta!” e “smettila di correre”. che ho tutte le capacità, che sono dolce, spietata. “se non ti chiamo io..”. che sono forte, che sono troppo pura. che sono sincera, conturbante, viva, “sei viva?”. che sono bella, “quanto sei scema..”, “hai il sole”, allegra, “ma che faccia fai?”. che sono pazza, paranoica, depressa, “fatti curare”. che sono piccola, “ormai sei grande”, fuori di testa, perfida, impertinente “guardala bene che questa non te la dimentichi”. che potevo stare zitta e “non parli mai”. “quanto mangi!” e “non hai mangiato niente!”. che sono esigente, svogliata, pigra, viziata, “vuoi fare troppe cose”. che sono ansiosa, silenziosa, antipatica, buffa. che non capisco e “chissà a che stai pensando”. che sono insopportabile, divertente, musona, “come mi fai incazzare tu nessuno”. che sono imbranata, impacciata, “che bel sorriso” e “perché sei rossa?”. che ho gli occhi giganti, le ciglia eoliche, che vengo da un altro pianeta, “ciao ET..”, strano animale e gatta selvatica. che ho talento pur essendo disordinata, incorreggibile, testarda, mai puntuale e puntualmente fuori contesto.

gennaio 24, 2010

denuncia di smarrimento

la sottoscritta denuncia sotto la sua personale responsabilità che in data odierna, all’ora corrente, ha smarrito se stessa.

gennaio 23, 2010

questione di ingredienti

diciamo la verità:  se i soldi non fanno la felicità, figuriamoci le ricette. quando ho scritto la ricetta per la felicità era il giorno di natale ed ero triste. ho pensato a cosa mi avrebbe resa felice e per la prima manciata di minuti non mi è venuto in mente niente. dopo qualche attimo di riflessione una delle simpatiche animelle che si aggirano tra le pareti della mia stanza mi ha sussurrato all’orecchio quelle parole. e le ho pubblicate, con la stessa leggerezza che potrebbe servire a scartare un regalo.

poi, più di una persona mi ha confessato in privato di avere problemi a reperire gli ingredienti. una mi ha detto, ad esempio, di averli cercati tra gli scaffali del supermercato, ma invano. niente da fare, tra le mensole impolverate dei grandi magazzini c’era di tutto: marmellate, zucchero a velo, farina, uova, vanillina, canditi, polvere di cacao, mandorle tritate, noci, burro, ecc. ma nulla che assomigliasse a vasetti di intuito, bustine di entusiasmo, dosi di immaginazione e compagnia bella. il deserto più assoluto.

qualche giorno dopo ho scoperto addirittura che su alcuni la ricetta aveva avuto l’effetto contrario. un’amica, per esempio, mi ha scritto che le ore abbondano ma sono vuote, che l’ozio è andato a male e si è inacidito. che non sempre tirar fuori i ricordi dal cassetto ha un sapore piacevole, né lascia così tanto spazio all’indulgenza. che parole e silenzi servono spesso a farcire bugie. e ha concluso così: “In compenso ho delle lacrime fresche fresche che sto raccogliendo in un apposito vasetto. L’ho messo accanto a quello del senso di colpa, vicino alla scatola dei rimpianti. Le sottili sfoglie dei miei anni hanno talmente poca sostanza che non potrei coprirci lo stampino per un singolo biscotto. Sono leggere, le sollevo verso la luce e ci vedo attraverso. Niente. Non pesano un grammo. E non ho abbastanza farina per impastare un curriculum. Non sono stata brava a riempire la dispensa”.

devo ammettere dunque che la ricetta non è infallibile, e che non ha lo stesso effetto su palati diversi. se ogni bocca chiede i suoi ingredienti, però, c’è da dire che ogni ricetta esige di essere condivisa. suggerisco quindi di assaggiare e aggiustare di continuo, a seconda delle esigenze nostre e di chi ci aiuta a mescolare. che forse, per essere felici, è il metodo migliore.

gennaio 13, 2010

difficoltà bassa, carbonara ..e poi?

un’amica scrive: “il fatto che io sappia cucinare solo la carbonara non mi è affatto d’aiuto”. la domanda è: si può mantenere varia l’alimentazione senza essere la dea del fornello? la risposta è: non lo so, ma in tutta sincerità spero di sì.

provo a inserire la parola chiave “carbonara” nel mio motore di ricerca culinario interiore. il risultato dice più o meno così:

..se sai fare la carbonara sai anche fare: cacio e pepe, la bruschetta, la caprese, le patate lesse con aglio e prezzemolo, noci e brie, le verdure grigliate, le verdure al forno (per pulire il forno, vedi difficoltà avanzata), pasta al pesto comprato, sbucciare la mela, lo tzaziki, le tartine burro e salmone, il purè, condire bene pomodori secchi (seccati da qualcun’altro), addentare formaggi sparsi accompagnati da fette di pane, mangiare olive e ricotta, apparecchiare la tavola, versare il vino nei bicchieri (e quando occorre direttamente sulla tovaglia), ah e non dimentichiamoci: condire l’insalata! cioccolata in dispensa e gelato in frigo fanno sempre comodo..

sembra un corso di sopravvivenza.

gennaio 11, 2010

il berretto verde

l’altra notte ho perso il mio berretto preferito. era verde, di lana, con un bel bottone grande cucito in cima. era in assoluto il mio preferito. l’ho appoggiato sulle gambe una volta in macchina. mi è caduto dalle ginocchia una volta fuori.

l’hanno ritrovato nel fango calpestato dalle ruote di un’automobile.

ora è marrone, di lana, con i resti di un bottone frantumato.

era il mio preferito.

gennaio 10, 2010

propositi per il prossimo decennio

per esempio vorrei non dovermi più scusare, cosa che faccio puntualmente. per i ritardi, per le scadenze non rispettate, per le promesse non mantenute, per la perseveranza negli errori, per i silenzi di troppo, per le parole sbagliate.

per esempio, vorrei non essere mai travolta dalle incombenze quotidiane. invece sono “lenta” rispetto al ritmo intorno. rincorro le ore, inseguo gli oggetti puntualmente smarriti, mi espando in frammenti che gradualmente si disperdono. è faticoso tenerli insieme, è faticoso ritrovarsi in questo caos.

per esempio vorrei gestire le mie energie come meglio credo, lasciando sempre spazio all’incontro e all’entusiasmo. lavorare per i miei progetti piuttosto che per i progetti di qualcun altro. trovare il modo di cucinare e gustare quello che mi piace insieme a chi amo. disporre del tempo per la contemplazione e per il dialogo con il non umano.

per esempio vorrei vivere, non sopravvivere.

per esempio, vorrei non dimenticarmi mai di respirare. incontrare quel sacro che percepisco da sempre ma che continua a sfuggirmi.

sarebbe una vita che mi assomiglia, per esempio.

dicembre 25, 2009

ricetta per la felicità

per prima cosa sbucciate le ore, tagliatele a quarti
e lasciatele marinare nell’ozio finché non si ammorbidiscono.
subito dopo tritate i ricordi e scioglieteli a bagnomaria,
aggiungete un pizzico di indulgenza e mescolate.

riscaldate a fuoco basso un minimo di raccoglimento,
aggiungete l’entusiasmo setacciandolo
e girate bene affinché non si formino grumi.

respirate con cura.

mentre girate, versate lentamente il desiderio
e unite l’intuito fino all’ebollizione.

una volta bollito,
aggiungete le parole sbriciolate, un cucchiaio di silenzio
e una buona dose di immaginazione montata a neve.

lasciate riposare.