Novembre 7, 2009

fever

semplicemente spettacoloso..

Ottobre 12, 2009

rubrica

per la musica chiedete a mia sorella,
per le ricette a mia madre.
per l’arte di incidere domandate a Elisabetta.
per i tempi di semina contattate Flora.
Eleonora, è certo, saprà consigliarvi un buon libro
e Teresa a chi mandare il curriculum.
per l’università vi consiglio Federica,
per il cinema Antonella.
per nozioni di filosofia rivolgetevi ad Angela.
per lo shiatsu contattate Irene.
per l’arte del combattimento chiamate Alessandra,
per le gite nei boschi Stefania.
per colf e badanti contattate Cristina
per il gossip Annalisa.
Ilaria saprà dirvi tutto su voce e presenza scenica.
Francesca vi racconterà della guarigione sciamanica.
Maddalena vi parlerà delle ingiustizie ambientali.
Sara vi insegnerà a parlare francese.
se avete disturbi sessuali chiamate Serena.
se avete bisogno di un medico chiamate Simona.
per l’arte della fotografia contattate Marzia.
per l’arte dello shopping chiedete a Silvia.
per fare il pane domandate a Tiziana.
per gli orti in città chiedete di Giorgia.
per la cronaca rivolgetevi a Novella,
per lo yoga a Laura.
per le mostre chiedete a Claudia,
per il vestiario a Lydia.
per i capelli domandate a Graziella,
per le pulizie di pasqua a Rossella.
per i tarocchi chiamate Sandra
e per il resto..chiedete pure a me.

Settembre 26, 2009

Invenzioni del presente

invenzionidelpresente
Martedì 29 e mercoledì 30 settembre 2009, Roma. Presentazione del numero della rivista di pensiero e pratica politica delle donne “DWFdonnawomanfemme” dedicato a Invenzioni quotidiane e inaugurazione della mostra Di lei. Donne globali raccontano, realizzata dall’Associazione Camera 21 con il contributo della Commissione delle Elette della Provincia di Roma

per info: Invenzioni del presente, una proposta politica.

Settembre 18, 2009

scoperta

c’è tanto in superficie.

Settembre 14, 2009

la donna di talento? per me è una bricoleuse

Mi accorgo di essere condizionata dalla cultura in cui vivo nel ricondurre automaticamente l’espressione “talento” a un gergo di confine tra l’industria dello spettacolo  (e la sua ossessione per la continua scoperta di talenti rigorosamente “nuovi” da sbandierare in faccia al pubblico annoiato come fenomeni da baraccone a scadenza) e il mercato del lavoro tutto marketing e risorse umane. Appena ho provato ad accostare questa parola a una donna, insomma, ho pensato subito che non potesse uscirne fuori niente di buono. Mi sono vista sfilare davanti una passerella di ragazze in bichini, senza volto ma tanto talentuose quanto determinate nel loro essere rigorosamente sorridenti a mostrare il pezzo di carne più competitivo. Dire che l’immagine non mi abbia entusiasmata è poco. Mi è venuta in mente allora l’attrice impeccabile, la pop-star internazionale, l’etoile del balletto, la ministra, la cuoca provetta, la madre perfetta, l’ingegnera aerospaziale, la manager aziendale. Tutte figure abbastanza plastificate in un limbo a metà tra il successo e la carriera a tutti i costi. Poi mi sono accorta che non stavo ragionando per me. Non mi stavo chiedendo cosa fosse una donna di talento per me, mi stavo chiedendo piuttosto cosa fosse una donna di talento per il senso comune. Preferisco di gran lunga accostare alle donne la parola talento con il senso di “invenzione”. Mentre la cultura in cui vivo mi urla in tutti i modi che una donna di talento è una bravissima esecutrice, controbatto convincendomi che il più grande talento che una donna possa avere sia quello di immaginare ciò che ancora non c’è a partire da quello che realmente c’è. Dal mio punto di vista, per intenderci, ha talento la donna che trasforma un frigo semivuoto in un’ottima cena, piuttosto che la chef che segue per filo e per segno i dogmi della novelle cuisine. Preferisco insomma intendere il talento nella sua accezione più rara di desiderio, vocazione, inclinazione, disposizione d’animo. Il talento di una donna è qualcosa che si muove verso, che immagina il futuro dove il futuro non è dato. Che si esprima attraverso il pensiero, la scrittura, l’arte, la cura, il lavoro, i piccoli gesti quotidiani, il talento femminile resta, sempre e comunque, una strategia di sopravvivenza alla pigrizia del vivere secondo il desiderio di altri e non del proprio. In questo senso considero il talento di una donna un piccolo riscatto quotidiano, un atto di ribellione e rifiuto verso l’abbandono all’ovvietà dei fatti. Una donna che abbia talento non penserebbe mai che le cose sono come sono semplicemente perché lo sono, e sarebbe mossa in partenza da un sentimento che in più casi mi è capitato di chiamare “sana curiosità”. Una donna di talento, inoltre, non potrebbe che essere una realizzatrice, una sorta di bricoleuse che sa dove cercare e cosa per mettere insieme, comporre dal reale scomposto, inventare pur restando incarnata nel mondo. Parlando di generazioni, il talento che apprezzo di più nelle donne nate prima di me, è sicuramente la loro diffusa confidenza con le invenzioni materiali. Invidio le signore che dopo aver osservato le vetrine in centro sapevano non solo riprodurre il modello del vestito, ma mescolare gli elementi appartenenti a capi diversi e realizzare abiti originali. Le invidio per il loro saper cucinare esattamente ciò che desideravano mangiare, invidio la loro capacità di riconoscere i prodotti della terra e di coltivarli. Nutro un profondo rispetto per i modi e per i tempi con cui hanno saputo articolare la cura delle cose e le relazioni con gli altri e con le altre: la lentezza, la pazienza, l’osservazione, l’ascolto, la ripetizione. Credo che questa disposizione a concretizzare l’invenzione in gesti di vita quotidiana, in azioni reali, manchi un po’ alla generazione di donne di cui mi trovo a far parte. Io stessa ho scoperto a più di vent’anni la differenza tra un cetriolo e una zucchina, che le melanzane non crescono sottoterra, che per fare un buon sugo è necessario soffriggere aglio o cipolla prima di versare la salsa, e una serie svariata di altre grandi  verità di cui mi vergogno di aver saputo così tardi. In compenso, registro nella mia generazione di donne un talento specifico: quello di immaginare futuri di vita possibili molteplici e non del tutto sovrapponibili. Il talento non solo di saper reagire all’instabilità delle giornate e dei progetti, ma di far leva su questa instabilità come presupposto per una liberazione dalla pianificazione lineare degli stili di vita e dei ruoli. Si tratta del rapporto con il futuro, quello imminente come il più remoto. Un rapporto che spesso lascia da parte la progettualità, e mantiene viva l’immaginazione, con la carica potente e allo stesso tempo meno vincolante che questa comporta. Se il progetto implica l’aspettativa, infatti, l’immaginazione si basta da sola, per questo credo che il futuro aspettato e quello immaginato siano due futuri diversi. Nel secondo c’è uno sforzo creativo in più che è anche libero dall’attesa della realizzazione perché in un certo senso coincide con la realizzazione. È di questo futuro, di questi futuri, che discutono le donne di talento della mia generazione sedute al tavolo di un bar, in treno, a lavoro o nei corridoi universitari.

Settembre 2, 2009

scioglilingua romantico

clownfish2
mi abbandono a te, dolcemente
fino al momento in cui
ti abbandono.

abbandonato tra le mie braccia
resisti, non mi abbandoni
poi ti abbandoni stremato.

ci abbandoniamo
abbandonati a noi stessi.

Agosto 24, 2009

confessione

le persone che amiamo di più sono quelle che possono farci più male.