metti un bosco, davanti a un lago enorme, in un centro a basso impatto ambientale chiamato ‘Panta Rei‘ che di fronte ha una casa sull’albero e sopra un cielo stellatissimo. il mio passaggio al 2012 è avvenuto qui, in convivialità con altre persone molto diverse tra loro, e una banda di gatti paffuti e affettuosi.
alle diciassette e trenta del trenta gennaio sono in cucina insieme a Paolo ed Alessandra, Roberta e Luca, Virginia, Paola, Elisa e Daniel, Patrizio, Giovanna, Roberta A., Paola e Paolo. prepariamo la cena, vegana, deliziosa, che gusteremo attorno ad un’ampia tavolata di legno, davanti ad un grande camino. mangeremo vegano per tre giorni con il massimo del gusto, senza rimpianti per latte e uova.
alle ventitré e trenta dello stesso giorno, sto giocando con Roberta, parliamo ognuna di sé, tra pochi minuti io dovrò raccontare lei e lei me a tutti gli altri, che nel frattempo, a coppie, stanno facendo la stessa cosa. impareremo che: ricordarsi cosa ci ha detto l’altra, o l’altro, è possibile solo se abbiamo ascoltato.
alle dieci e trenta del trentuno Dino, tra i fondatori del centro, ci sta raccontando la storia della cooperativa, degli studenti di architettura che hanno costruito le case di terra e paglia intorno alla struttura, della casa sull’albero che vediamo davanti a noi.
alle tredici e trenta siamo tutti a tavola a gustare le specialità dei veganriottisti, il vino non manca mai.
alle quattordici e quaranta stiamo camminando verso il lago, ammirando le sfumature riflesse nell’immenso specchio d’acqua.
alle diciotto sto giocando con Paola C., Roberta A., Paola, Elisa, Daniel, Patrizio, Luca, Giovanna e ci sono anche Ariele, Miriam, Edna e Natan che ci hanno raggiunti insieme ai loro genitori, Valerio e Monica, in un allegro furgoncino bianco, lasciando il loro podere vicino Saturnia, dove vivono da quattro anni, dopo una vita di nomadismi campagnoli. giochiamo insieme per affinare l’olfatto, il tatto, l’osservazione. la cucina è sempre iper-attiva.
più tardi Monica racconta a me, Elisa, Roberta e Paola di come a 20 anni ha incontrato Valerio, si sono innamorati, e hanno deciso di ‘cambiare strada’. vivere in campagna, mangiare vegetariano, recuperare una spiritualità in connessione con il non umano. “gli alberi sono qualcosa di particolare…” dice Monica a proposito della spiritualità. la capisco molto bene. poi ci racconta degli spostamenti continui, dell’essere senza radici, della familiarità allargata nello spazio e nel tempo, dei suoi quattro figli che cambiano continuamente scuola e imparano ad andare oltre il legame di sangue e oltre la stanzialità. “paura e stanzialità, molto spesso vanno insieme – dice Monica – la paura paralizza, rende immobili. a volte basterebbe semplicemente concedersi al movimento per ricominciare a vivere”. per capire qual è il momento giusto per spostarsi, dice sempre Monica, bisogna volersi ascoltare. bisogna saper stare in silenzio. mentre lo dice è autentica, le sue parole trasudano esperienza, quindi hanno una grande forza.
mi racconta anche dei tre parti in casa, di quello in ospedale, della scelta delle ostetriche e della relazione speciale che si viene a creare in ogni parto tra donne. e poi dello sguardo dei neonati che conosce qualcosa che noi non sappiamo, o che abbiamo dimenticato: “dura un attimo, ma è di una tale intensità… ho dovuto abbassare lo sguardo”.
alle ventuno siamo tutti intorno a una lunghissima tavolata, si è aggiunta anche un’altra famiglia, di Rimini. credo sia la tavolata più lunga alla quale abbia mai seduto. la trovo una cosa particolarmente divertente.
stiamo mangiando crespelle gratinate al forno ripiene di broccoli, fritto di cardi in pastella, insalata croccante di finocchi ed arance, maglie siciliane di libera al pesto di rucola e verdure stufate, seitan alla canapa alla piastra con funghi porcini, zuccotti di lenticchie allo zafferano, delizie di cioccolato.
alle ventitré e trenta sto scrivendo una lista, è l’elenco delle cose che voglio lasciare nel 2011. tra poco ognuno di noi butterà la sua lista nella fiamma del camino, idea di Daniel.
countdown, brindisi, fuochi sul lago, tante stelle. un concerto autoprodotto e altri racconti notturni.
la sveglia del giorno dopo sarà necessariamente tardiva. passeggiata con Patrizio-mastrobirraio-panettiere e poi pranzo. a fine pasto riflettiamo sul cibo e Valerio ci spiega perché ha deciso di portare in Italia The China Study.
prima di partire ci scambiamo doni usati, pieghiamo le lenzuola, puliamo piatti e stoviglie
mentre lascio il bosco e guardo il paesaggio, penso a questi tre giorni trascorsi davanti al lago, all’abbraccio potente di Monica prima della partenza, al suo augurio, e mi accorgo che avevo dimenticato cosa significasse “panta rei”.
tutto scorre, fermarsi oltre il necessario potrebbe essere doloroso. ogni ostinazione lo è, probabilmente. io quest’anno lascio scorrere il fiume.









